sabato 1 dicembre 2018

Benvenuta al mondo leonessa! 🦁

Ben ritrovati!

Torniamo oggi a scrivere sul nostro blog per darvi un resoconto delle ultime settimane. 
Il 25 ottobre alle 08.28 di mattina è nata la nostra piccola Diletta. 
Neanche un'ora dopo essere scesa in sala operatoria, già la sentivo piangere e la attaccavo cuore a cuore. 
Un'emozione indescrivibile quella di stringere nuovamente tra le braccia un fagottino così tenero ed indifeso.
Una sensazione bellissima, già provata con Ludovico, e mai dimenticata. 
Ecco così iniziare la nostra vita familiare a quattro! 

Per quanto il mio pensiero fosse sempre rivolto al mio piccolo gigante Ludovico (che sapevo essere coccolato da tutti!) a casa ad aspettarmi, ho cercato di godermi la degenza per riscoprire le gioie (e i dolori dell'allattamento!) di una nuova piccola vita da stringere tra le braccia. 

Durante il nostro ricovero  abbiamo condiviso la camera dell'ospedale San Carlo Borromeo di Milano, con una mamma ed una bambina che oramai sono entrate e nel nostro cuore: Simona e la piccola Ginevra! 
Meglio di così non poteva andarci perché siamo diventati grandi amiche e abbiamo condiviso la gioia di dare alla luce due bimbe meravigliose a distanza di poche ore l'una dall'altra. 


Dopo quattro giorni, stando bene sia mamma che figlia, abbiamo salutato le nostre amichette e siamo state dimesse. 
Purtroppo il tempo atmosferico, fuori ad accoglierci, non è stato tanto clemente con noi e ha iniziato a raffreddarci prepotentemente. 
Ludovico, nel corso delle successive settimane, a sua volta raffreddato, ci ha fatto un bel po' di compagnia giocando a casa con noi!

Tra una pioggia e un colpo di freddo, entrambi i bambini si sono ammalati e una sera di novembre siamo stati costretti a dover portare Diletta al pronto soccorso, dove è stata trattenuta per il ricovero a causa di una forte bronchiolite, presa a soli 23 giorni di vita.
Ludovico, poverino, a sua volta si è ammalato accusando un forte intasamento e avendo per tanti giorni di fila la febbre.

Mentre ero ricoverata in ospedale con la nostra piccolina, ripensavo a quando, solo qualche settimana fa, scrivevo sul blog che una mamma con due bambini doveva imparare a dividersi in due e subito realizzavo che mai furono più azzeccate le parole che avevo utilizzato per raccontarvi il mio stato d'animo prima di partorire.

Stare in una terapia intensiva accanto alla propria bambina collegata dei respiratori perché è troppo affaticata, già di per sè ti spezza il cuore, non poter tenerla in braccio ti annienta, non potere più allattarla finché non guarirà ti distrugge...in tutto questo il mio stato d'animo è stato un alternarsi di alti e bassi, perché, pur volendo fare di tutto per trasmettere serenità i miei bambini, in fondo in fondo, ero davvero triste nel non poter vedere né uno né l'altro, ma soprattutto nel non vederli guarire.
Purtroppo non ha aiutato nemmeno il fatto che nella nota clinica di Milano dove ci hanno trasferite e poi ricoverate, nella terapia intensiva neonatale non fosse presente la possibilità di un ricovero vicino al letto della propria bimba, anche per un genitore.

Sono stata ricoverata qualche giorno in un altro reparto della stessa clinica, ma quando c'è stata la necessità di liberare il letto, sono stata messa alla porta senza il minimo scrupolo da un dottore che di umano non mi ha mostrato nulla, al contrario la sua sensibilità si è dimostrata essere sotto zero, e mi sono dovuta recare a casa iniziando così una maratona giornaliera dalla nostra abitazione a questo ospedale affinché potessi stare con Diletta più tempo possibile e portarle il latte della sua mamma.
In questa occasione, oltre chiaramente ad essere particolarmente triste perché mi stavano forzatamente allontanando dalla mia bambina, pur capendo le esigenze dell'ospedale di liberare un letto, ho realizzato che tante volte avere un titolo di studio ed una formazione specifica di quelle che ti rendono orgoglioso perché senti che stai aiutando il prossimo e salvi vite umane, in qualche caso non è sufficiente per dimostrare di essere una persona umana.
Al mio iniziale oppormi alle dimissioni forzate, mi è stato risposto senza mezzi termini che la sanità "se ne infischiava" del fatto che io abitassi lontana dalla suddetta clinica, "se ne infischiava" a del fatto che potessi magari per un fattore di stress perdere il latte ed era irrisorio che da mamma fossi triste perché dovevo fare "su e giù" attraversando tutta la città per venire a trovare la mia bambina ogni giorno, vivendo fuori Milano.
Insomma, in questa occasione mi sono resa conto che non contavo nulla se non per la mia bambina, e che l'urgenza di dover dare un letto alla paziente che veniva dopo di me era più grande del problema che al momento avevo.
Diletta ha trascorso giornate veramente faticose, dove il decorso della malattia l'ha davvero messa k.o., è stato necessario fornirle l'ossigeno con dei macchinari ed alimentarla con il sondino.
Insomma, giornate in cui sia figlia che mamma hanno dovuto tirare fuori le unghie.
Grazie a Dio poi, ad un certo punto, abbiamo iniziato a vedere qualche piccolo miglioramento e dalla mascherina dell'ossigeno siamo passati ai tubicini, dal sondino per alimentarla al biberon, per arrivare poi al seno!


Ringraziamo tutti quello che ci sono stati vicini, che ci hanno supportato, sostenuto, aiutato, scritto anche solo per informarsi, ma soprattutto hanno pregato per una pronta guarigione dei nostri bambini.
Dopo 12 giorni, Diletta è stata dimessa dalla TIN e finalmente, con tutte le raccomandazioni del caso, siamo tornate a casa, pronte ad iniziare nuovamente una vita serena con il papà ed il fratellino.

Nonostante il medico di reparto poco cordiale in cui mi sono imbattuta durante la mia degenza e il trattamento, per così dire "menefreghista" che da mamma ho ricevuto, scrivo questo post principalmente per ringraziare tutti gli angeli della TIN (terapia intensiva neonatale, ndr), il reparto che ha accolto la mia bambina e che l'ha coccolata, accudita, sostenuta e curata sino alla sua dimissione .
Fortunatamente c'è chi ha saputo dimostrare una grande umanità e professionalità, che non è passata certamente inosservata ai nostri occhi.

Grazie a ciascuno di voi!
I Quercias vi abbracciano caramente.

Sarah